martedì, 30 giugno 2009
author: AsceMico @ 00:31
category:
comments: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Tornerò a scrivere qualcosa prima o poi. Perchè a breve mi sa proprio non troverò niente di meglio da fare.

Fatto.
mercoledì, 04 marzo 2009
author: AsceMico @ 21:26
category: foto
comments: commenti (11)(popup) | commenti (11)

AlexGreyDespair

praying
domenica, 15 febbraio 2009
author: AsceMico @ 11:09
category: libri, lagne, farmaci, creatività
comments: commenti (14)(popup) | commenti (14)

Ehilà. No, il post precedente non avrà seguito.

Nuova cura

Colazione: mezza compressa di Xanax 50 mg

Pranzo: mezza di Sereupin, una di Gabapentin (per dolore neuropatico periferico, dose bassa)

Cena: 3 quarti (!!) di Sereupin (inibitore della ricaptazione della serotonina, dose giornaliera medio-bassa), mezza di Xanax (ansiolitico, dose giornaliera bassa), mezza di Zyprexa (antipsicotico assunto per stabilizzare l'umore, dose minima)


Referti Risonanza Magnetica


Encefalo: Ok

Colonna Cervicale: Il disco intersomatico C3-C4 accenna a protrudere nel canale spinale determinando una minima impronta sullo spazio subaracnoideo anteriore

Colonna Dorsale: Presenza di multiple piccole ernie di Schmorl per esiti di osteocondrosi giovanile. Presenza di minime multiple impronte sullo spazio subaracnoideo anteriore nel tratto D6-D9 e a livello D11-D12 per un accenno a protrusione dei dischi intersomatici corrispondenti.

Colonna Lombo-sacrale: Il disco intersomatico L4-L5 appare degenerato, diffusamente protrudente nel canale spinale, specie in sede mediana, e determina una modesta impronta durale. Anche il disco intersomatico L5-S1 protrude, assume aspetto di ernia discale in sede mediana-paramediana sinistra e determina una analoga impronta durale.

Che vorrdì tutta sta robba? E che sò io un medico aò
Perlomeno ho una scusa in più.

Negli ultimi giorni, in particolare la mattina, provo un senso di desolazione e rincoglionimento piuttosto forte, ma non sono più il rimbambito dell'inizio della cura. La mia posizione a riguardo rimane la solita. Tentare di non cadere nella trappola della mente, accettare e aspettare. Nel frattempo tento anche di non farmi sopraffare dalla fame nervosa (ho preso 3 chili in 2 settimane) limitandomi a succhiare svariate Alpenliebe e a ingozzarmi di verdura.

Ho appena terminato "La prosivendola" di Pennac, ma devo smettere di cincischiare intorno a titoli insulsi, necessito di una base culturale su cui costruire un eventuale... qualcosa. Le prime fondamenta* già ci sono: Memorie del sottosuolo, Sulla Strada, il Lupo della Steppa, il giovane Holden, Storie di ordinaria follia. Vorrei però spingermi ulteriormente nell'introspezione tramite il flusso di coscienza e la meta-scrittura. Ho letto Joyce, ma il Dedalus in cui il flusso è appena abbozzato. Forse dovrei provare con l'Ulisse... ma trovo poco fruibile il Dedalus, figuriamoci quello... vabè i farmaci mi rendono difficile persino la lettura. Ad ogni modo i titoli su cui punto sono Il grande Gatsby, Chiedi alla polvere, Lo straniero e La nausea, più Lezioni di scrittura creativa. In casa ho già La coscienza di Zeno (appena iniziato), Il processo e Uno nessuno e centomila. Poi ci sarebbero anche, ma meno prioritari, Viaggio al termine della notte, L'Aleph, Opinioni di un clown e I dolori del giovane Werther.  Infine, più in generale, sono interessato alle teorie cosmologiche orientali rapportate alle ultime conclusioni della fisica, e insomma a filosofia, scienza, storia e religione. Ambizioso il ragazzo eh?
E' quasi una bramosia la mia, simile a quella che mi ha fatto downloadare in questi anni 200 giga di file musicali di qualunque genere e 1 terabyte di film, tutti accuratamente selezionati. Volevo uno sguardo omnicomprensivo su quei campi artistici, ma ancora di più era una forma di potere derivata dal possesso, l'unica che mi potessi permettere nella mia bassezza, tant'è che non mi interesso granchè di cinema. Che falso mito. Ma è solo l'espressione esteriore di un malessere interiore. Come il tennista che spacca la racchetta sul cemento in un momento di rabbia. Il problema non è il gesto di rabbia, ma la rabbia in sè. Costringersi a non spaccare la racchetta, potrebbe essere persino controproducente. Bisogna lasciar scorrere, e anche la sconfitta farà meno male. Anche Zeno sembrerebbe concordare.

Alla prossima.


* Le mura e le altre parti visibili della costruzione tenterò di tirarle su durante il viaggio che spero di fare presto.

domenica, 18 gennaio 2009
author: AsceMico @ 11:33
category: la mia versione
comments: commenti (8)(popup) | commenti (8)

Ora ho nuovamente una qualche lucidità, un qualche amor proprio e qualche speranza. E le esperienze, seppur non sempre positive, mi hanno fornito nuove informazioni su di me, permettendomi di delineare sommariamente ciò di cui posso aver bisogno per star bene, in altre parole le tecniche per ingannare me stesso. Esattamente. La teoria del cantuccio vale anche per la realtà. Bastano poche persone al mio fianco con cui sviluppare un rapporto spontaneo di stima reciproca in cui possa venir fuori la parte di me più creativa e anche un pò autoindulgente. Deve soddisfarmi l'immagine di me che ne vien fuori. Partirei, seppui con consapevole leggerezza, con un atteggiamento un pò snob per il mondo, nato dalla mia insofferenza per me stesso e il mio senso di inferiorità. O guarda come gli altri sono felici, esibizionisti, arroganti, immorali, di quella immoralità che non riguarda tanto i costumi ma l'espressione di sè, la commercializzazione di sè stessi. In generale il rifiuto verso la commercializzazione in toto, in virtù di un delirante purismo identitario (sto parlando a vanvera lo so ma vado avanti) credo nasca proprio da questo, ed è tipico degli adolescenti. Se poi l'atteggiamento perdura anche oltre allora sono guai.
            Nel cantuccio il rapporto con gli altri deve essere il più possibile paritario, non posso stare con chi percepisco inferiore (non sarei in grado di ricevere nulla da loro e inoltre il mio amor proprio ne soffrirebbe) ma nemmeno con chi percepisco superiore, mi mangerebbe vivo. Una vita sociale di questo tipo potrebbe ulteriormente acuire lo snobismo e la ghettizzazione. Ma per come sono fatto io, poi ovviamente dipende anche dalle influenze esterne, credo tornerebbe l'amore per me stesso e per la vita, mi sentirei nuovamente degno di stare al mondo, sentirei di non aver bisogno di dimostrare nulla, anzi potrei quasi amarlo il mondo, non proverei più risentimento, lo snobismo se ne andrebbe almeno in parte, la questione superiorità/inferiorità anche, tutti sono degni, tutti siamo vittime incolpevoli degne di compassione, tutti possono darci qualcosa. A quel punto il cantuccio sarebbe meno esclusivo ma alla lunga se mancasse una base certa capace di accendere il fuoco dell'amore per me stesso e per la vita, credo tornerei a sentirmi una schifezza. Quella base mi rende capace di accogliere il calore da fonti sempre più distanti da me. Senza di essa, più le fonti sono lontane e incerte, tornerei a non sapere chi sono, a sentirmi inferiore. Quella base è la miccia. Non se ne può mai fare a meno, io sono così. Anche nella migliore delle ipotesi, dubito sarò mai un vero uomo di mondo, sarò sempre un pò snob e settario, e anzi in certi casi potrei costringermi ad esserlo se la mia nuova mondanità fosse causata unicamente da un esaltato narcisismo.

Ma non è certo tutto qui. La questione sociale è la più importante, ma non è certo l'unica. Ci sono altre questioni necessarie, ma ci sono anche altri modi per imbrogliarsi. E in realtà nessuna di esse è assolutamente necessaria. Ci sono molte strade possibili.
Ovviamente c'è la questione del sostantamento, dell'occupazione in senso ampio, dovrai pur fare e saper fare qualcosa nella vita che ti realizzi e ciò può coincidere, ma anche no, col sostentamento e con la terza questione del "sogno", di quella chimera lassù che ti spinge ad andare avanti e che ti permette di godere di tutto ciò che viene nel frattempo. Si perchè non sarebbe un desiderio morboso quello di raggiungerlo, anzi paradossalmente sarebbe meglio non raggiungerlo nella consapevolezza che sia proprio quell'anelito a farti andare avanti. Può essere qualsiasi cosa eh, non necessariamente qualcosa di grandioso. Bisogna tenere la mente occupata, o si viene devastati dal nichilismo. E non sono certo capace di disilludermi completamente come un Buddha. Anche se mai dire mai.
La questione economica è una Spada di Damocle che penzola sulla nostre teste fin dall'infanzia, in svariati modi diretti e indiretti e può causare sfracelli. Non puoi fare una mossa sbagliata anche se per te sarebbe giusta, rischieresti di farla cadere. E che questo non suoni come una critica eccessiva, per molti versi è inevitabile e quasi giusto che sia così. A breve non ho la possibilità di risolverla, peraltro quasi nessuno ce l'ha, ci vuole fatica e fortuna; inoltre non c'è nemmeno urgenza. Mio padre, quello stesso padre che 6 anni fa nel mio periodo di rincoglionimento totale mi costrinse a far finta di lavorare con mio zio - io abbandonai a pezzi dopo una settimana - nel suo delirio ha fatto un ulteriore passo avanti. M'ha fatto quasi intendere che accetta completamente il mio stato, che è stata tutta colpa sua (cosa che certo non è), che sarebbe quasi pronto a mantenermi a vita. Era proprio il momento giusto per accennargli l'idea del trasferimento, che comunque io stesso avevo già considerato irrealizzabile, tanto che lui ha immediatamente espresso il suo favore! Ero sconvolto. Conscio del suo stato delirante e dunque non affidabile, ma ciò non di meno sconvolto. E mi dispiaceva anche non poter essere il figlio di cui ha bisogno proprio ora che è incredibilmente attaccato alla vita, in cui attacca bottone con tutti e proprio come me e come tutti quelli in difficoltà ma con una speranza, vorrebbe ributtarsi a capofitto nel mondo per goderne a pieno. Io non riuscivo nemmeno a replicare più di tanto, non riuscivo ad entrare in empatia col suo entusiasmo, ero come bloccato. Ancora non amo me stesso, e dunque nemmeno il mondo e la famiglia. E dire poi che il suo favore era condizionato dal desiderio che io non me ne andassi di casa proprio per non rendere la sua vita ancora più vuota.
Non è certo quello che voglio, fare una vita da mantenuto. Che corrisponderebbe a una fossilizzazione della situazione, che è ancora peggio. Devo almeno provare a cambiare qualcosa, che ho da perdere?

Lo studio però... heh.... va maluccio. Ho già parlato dei miei problemi con gli orali, risolvibili solo tramite il benessere generale. Ma in attesa di ciò ora potrei preparare uno scritto, l'ultimo. Ebbene, non riesco nemmeno a leggere tre righe. Divoro i romanzi ma bastano tre righe del manuale d'economia internazionale a mandarmi in catalessi. Poi mi ridesto torno a leggere quelle tre righe ma il cervello si rifiuta di assorbirlo, sembra impermeabile ad esso e sopraggiunge nuovamente una forte sonnolenza oppure un flusso di pensieri inarrestabile. Sembra non esserci scampo! Possibile sia così infantile? O forse il mio spirito ha definitivamente preso il volo verso altri lidi quali la ricerca del mio...posto nel mondo, speculazione intellettuale, e diciamo l'arte? (e con questo non intendo certo darmi nè dell'intellettuale nè dell'artista) No sono decisamente infantile, quest'ultima domanda lo dimostra ancor di più. Però... se mi laureassi a cosa potrei ambire? A un lavoro che probabilmente non mi appagherebbe e che non sarei nemmeno in grado di gestire. Come sempre cerco di non essere troppo rigido, so che le cose possono cambiare... ma ci vuole anche un pò di realismo. Difficilmente cambieranno fino a quel punto. E poi, anche se non ne è stata ancora ben calcolata la traiettoria, io devo seguire la mia strada, ora! Una laurea farebbe comodo, chi dice di no, ma non riesco a leggere manco due righe! Occristo! 

Riprendo questo scritto dopo qualche giorno proprio da qui, per un aggiornamento sullo studio. Non do l'esame. Oltre a quanto detto, sarebbe stata un'impresa colossale per chiunque riuscire a darlo; quello di economia internazionale è probabilmente il più difficile, non avrei fatto assolutamente in tempo. In compenso ho deciso di seguire le lezioni da fine febbrario, così da prepararlo meglio e per tempo (usufruendo anche del presame). La mia decisione di tornare a lezione dopo anni ha tranquillizzato mia madre, che in un primo tempo era disperata all'idea che abbandonassi lo studio arrivato a questo punto, ritendolo, ovviamente a torto a mio avviso, la mia unica ancora di salvezza. Mio padre è ancora fermo, chissà per quanto, su "fa quello che credi".
La mia decisione è peraltro subordinata all'eventuale trasferimento... sarà difficile avvenga in tempi così brevi ma chissà. E se invece facessi subito una vacanza prova? Tornerei eventualmente entro l'inizio delle lezioni. Sì potrebbe fare sì... sarebbero comunque necessarie quelle condizioni che ancora non ho terminato di esporre, anche se non sarebbe una necessità così imperativa, ma si potrebbe fare... vedremo, nel frattempo cercherò per quanto possibile di porre in essere quelle condizioni QUI ed ORA.

Continua...
martedì, 13 gennaio 2009
author: AsceMico @ 18:57
category: la mia versione
comments: commenti (3)(popup) | commenti (3)

In questi giorni ho riflettuto ancora più a fondo su cosa dovrei farne della mia vita, sulle condizioni necessarie per prendere il volo senza le quali non mi è certo ancora possibile, tra le altre cose, emigrare. Pagano sempre lo scotto della mia natura di sognatore, ma non sono utopiche, nè di facile acquisizione.
Questo e tanta aria fritta e rifritta nel seguente post. Ed è solo la prima parte.

Per iniziare, l'altalena umorale deve star su, assolutamente. Ma senza attaccarsi all'idea che debba starci per forza. E' davvero inconcepibile persino per me stesso quanto alle diverse inclinazioni cambi radicalmente la visione delle cose. Aumentare semplicemente la spinta è sempre stato sostanzialmente controproducente, non guadagnavo nulla ma alla potenza della spinta corrispondeva solo un balzo indietro. Lo so, ripeto continuamente questa storia. Ma è necessario comprendere cosa fa salire l'altalena. Più passano gli anni (per di più in sostanziale solitudine in cui la conoscenza di sè non può che fare passi avanti), più ne comprendo il funzionamento. Tuttavia comprendo anche come sia sempre una conoscenza approssimativa, come un pò la conoscenza in generale. Più si conosce, più sorgono i dubbi associati alla consapevolezza che ciò che sappiamo è solo un'infinitesima parte e anzi probabilmente non abbiamo proprio le capacità per conoscere. E poi che è la conoscenza? E così via.

C'è la forza nervosa, contrapposta al rincoglionimento. C'è l'umore. L'ansia. Il pensiero, la ragione, l'istinto, le aspettative, il desiderio, l'illusione, le paure, l'autostima, il narcisismo, la volontà di potenza, la compassione eccetera eccetera... intendo dire che grosso modo riconosco tutte queste forze dentro di me. Soprattutto quando causano dei problemi, una volta una, una volta l'altra. Che son tutte legate tra di loro poi. Non dico sia sufficiente ottimizzarne una per alimentare (o ridimensionare nel caso di forze negative) tutte le altre, ma se le forze in buono stato iniziano ad essere due o tre allora si inizia a ragionare.
La primavera scorsa quando facevo chilometri su chilometri correndo in campagna, avevo sviluppato una grande forza nervosa. E dire che mio padre in passato mi assillava con la corsa, che mi avrebbe fatto bene. Così mi svegliava alla sette del mattino per andare agli impianti sportivi, anche d'inverno (3 o 4 anni fa). Ma io camminavo. Era tremendamente patetico. Mio padre correva ininterrottamente per un'ora mentre il suo figliuolo rincoglionito stava lì a cincischiare con la sua radiolina. Fortunatamente la pista era poco frequentata a quell'ora. E paradossalmente non correvo anche per questo motivo. Cioè se l'avessi fatto avrei posto fine alla questione, eppure... ma soprattutto non ero stimolato, non avevo speranze, in sostanza nessuna forza era in buon stato e proprio in virtù di questo consideravo inutile lo sforzo, di cui comunque dubitavo a prescindere l'utilità, anche perchè non avevo a fuoco la situazione come ora. Eppure qualche anno dopo, in perfetta autonomia ho iniziato a correre come un matto, anche se solo dopo qualche tempo ho realizzato quanto realmente mi facesse star bene, non credevo. Credevo invece che la solitudine sarebbe stata terribile, ma anche qui mi sbagliavo, ci si abitua anche a quella. La gente non si apposta sotto casa per deriderti, ci sono molte possibilità per essere felici, bisogna aprire la mente.

In rete avevo sublimato la mia vita sociale, avevo creato il mio cantuccio autoindulgente in cui si rifletteva un'immagine di me che ritenevo più adeguata, e così continuo a fare. Inoltre nel cantuccio si ferma quasi esclusivamente chi è interessato a te. I tanti che vi passano non interessati non lasciano alcuna scoria. E i pochi che hanno qualcosa da ridire non sono un problema, facilmente contrastabili grazie al maggior senso di adeguatezza, al monitor che fa da scudo e al blog stesso che sta a dimostrare... che valgo qualcosa. O almeno mi illude che sia così. Ciò che però davvero mi ha spinto ad aprire i vari blog e a frequentare le chat, è stato in un primo momento il desiderio di incontrare qualcuno nel mio stato (pietoso all'epoca) dunque autoghettizzandomi al massimo, poi delle donne viste unicamente come ancora di salvezza da cui dipendere, come prova della mia adeguatezza, non come individui con cui costruire un rapporto soddisfacente. Ero proprio rincoglionito all'inverosimile. Ma a proposito, e chiedo scusa per la confusione, ma vedrete alla fine riuscirò a far quadrare tutti i conti, è impressionante anche quanto il rincoglionimento influenzi il pensiero. Gli toglie le basi e allo stesso tempo il secondo è costretto ad adeguarsi al primo; nella nebbia, nella depressione, nell'assenza di speranze il pensiero è costretto ad elaborare ed accettare vie d'uscita di terz'ordine.

Nel Marzo scorso invece (...è passato quasi un anno???? ho i brividi, è pazzesco.) in uno stato piuttosto lucido e quasi esaltato inizio a frequentare una chat per... sociofobici, ma senza alcun atteggiamento autoghettizante. L'obbiettivo principale è sempre incontrare una ragazza, ma in una prospettiva molto diversa. Innanzitutto, può sembrar strano detto così, ma è il modo più facile per farsi una vita, pur non essendo assolutamente l'ultima spiaggia. Intendo nelle mie condizioni, chiaro. Ma questo solo SE è un rapporto vero, dove IO sono IO, qualunque cosa voglia dire, ma con leggerezza, e vado (quasi) già bene per conto mio, e con te sono me stesso, il rapporto dev'essere sano, spontaneo, non voglio andare certo in visibilio perchè un... nick femminile mi corteggia, nè soffrire se non lo fa. La cosa deve essere prima trasportata per quanto possibile su un terreno più "reale", per poi verificare se possa esserci vera attrazione che comunque solo dal vivo potrà essere constatata del tutto. Esplicitata in questo modo la questione sembra più patetica di quanto non sia, ve lo assicuro.
Ma nonostante la molla fosse quella, frequentare un ambiente seppur virtuale con sicurezza, tanto che quasi tutti si chiedessero che ci facessi lì (anzi qualcuno s'è proprio sentito a disagio fino a darmi addosso) era dopo tutto un iniezione di fiducia. Così come il lento naturale corteggiamento che è avvenuto con una ragazza. Mi piaceva ciò che scriveva e discorrevamo molto piacevolmente. Ma niente di più. Poi siamo diventati un pò più intimi, le prime foto (anche se lei aveva dei problemi a mostrarsi nonostante e anzi proprio perchè è davvero carina) infine due mesi di telefonate prima dell'incontro. Non nego di essermi attaccato alla cosa un pò più di quanto sarebbe ottimale, di aver fantasticato molto, di essermi illuso, ma tutto sommato avvicinandomi all'atteggiamento di cui prima. Io ero me stesso, mi sentivo degno di lei, degno di esistere, e lei mi piaceva sinceramente, pur con qualche piccola riserva trascurabile. Poi ci siamo incontrati, siamo stati bene... cioè, io sono stato bene e sembrava anche lei. Il futuro già mi appariva più roseo. Ho un buon rapporto con una donna, dunque l'umore è buono, la forza nervosa un pò meno perchè non ho potuto più correre, ma ci pensano appunto umore e autostima a tener su la baracca.
Dopo poco lei mi rivela che non ha più intenzione di rivedermi. Passo 3 giorni terrificanti, non ho un secondo di pace. Aspettative e volontà di potenza si sfracellano al suolo. Futuro compremesso, non valgo più nulla. Non c'era spazio per dispiacersi di... averla perduta, no. Andrà meglio un'altra volta forse? O ho ancora sbagliato atteggiamento? Almeno ora posso tornare a correre, così tampono con la forza nervosa. Il ricordo del relativo benessere è recente, perchè non dovrei essere in grado di recuperarlo? (più passa il tempo più il ricordo si affievolisce e tu è come se non fossi più quella persona) Perchè ti rifai male non appena torni a correre, porca puttana ladra. Non solo, è un'escalation, ritorna anche il fastidio precedente. E tu attaccato all'idea della corsa e alla riorganizzazione della tua vita, al riassestamento di tutte le forze e delle elaborazioni, sommi frustrazione a frustrazione quando non riesci a tornare in piena salute e i vari medici ti danno sostanzialmente del pazzo scansafatiche che non deve pensarci sennò rischia di sentirsi ancora più frustrato ma in questo modo frustrandomi ancora più più e più.
Il riassestamento termina...beh basta dare un'occhiata ai post. L'ultimo davvero negativo è stato quello del 19 dicembre. E' anche l'ultimo in cui rimpiango di non poter correre, le cose coincidono (Lupo: no c'aveva ragione il medico, hai visto? sei uno pazzo scansafatiche auuhhhhhhh). Non è vero. E' indubbio che attaccarsi alle cose e non accettare ciò che si ha sia dannoso, ma prendere questo singolo particolare da una questione complessivamente gestita malissimo è assurdo. Tuttavia non ho la forza di sentirmi davvero "superiore" alla cosa, percui Lupo non scassare il cazzo e non farmici pensare.

Continua...
martedì, 06 gennaio 2009
author: AsceMico @ 19:32
category: trasferimento, creatività, la mia versione
comments: commenti (15)(popup) | commenti (15)

L'idea ribolliva nel fondo della coscienza da qualche tempo, ma solo oggi c'ho fatto pienamente caso, trasformandola in lucido proposito. Già altre volte avevo ipotizzato di andarmene via di qui, ma ora tra disperazione e voglie e lotte contro l'illusione e debolezze e consapevolezza delle mie capacità, la cosa mi appare realmente necessaria, vantaggiosa e fattibile pur nella sua folle puerilità. Non si può andare avanti così, non si può.
Lo slancio verso la vita non è mai stato così forte come negli ultimi due mesi, soprattutto grazie alle letture. Qui mi sento una nullità, in questa provincia terrona del cazzo, senza stimoli, e poi necessito di aria nuova per dimenticare più facilmente il vecchio me. Qui mi àncora solo lo studio. Ho dato un'occhiata agli esami e ho selezionato Economia Internazionale. Scritto e piuttosto complicato. Stampando il programma noto come i temi trattati non corrispondano a quelli presenti in uno dei due libri che posseggo, mentre l'altro proprio manca. Che faccio, vado a Cagliari in facoltà a ritirarli o lascio perdere?... ma come posso lasciar perdere, che cazzo vuoi fare della tua vita? Certo ci sarebbe quell'ideuzza... (Foga Mode On) massì piglio inizialmente in affitto un monolocale in una città del centro Nord o nelle sue vicinanze, magari Toscana o Emilia Romagna, regioni rosse, probabilmente più tranquille aperte e solidali ma anche evolute e ricche di stimoli culturali e sociali, in cui convivono individui di ogni genere. Naturalmente ci sarà da ottimizzare le spese al massimo, mi porto tutto ciò che serve da qui, abbigliamento, computer, anche se avrei bisogno di un computer migliore per le mie... attività, ma posso anzi devo farne a meno, poi non so magari chitarra e tastiera ma si vedrà, e ovviamente nessuna spesa superflua, possibilmente anche per il mangiare, magari è possibile frequentare la mensa universitaria, può frequentarla, pagando ovviamente, chi non è universitario? Forse è una domanda puerile come tutta questa baracconata però chissà, in teoria non è necessaria una spesa eccessiva per mantenersi, il problema è semmai nel lungo periodo, cioè se questa spesa iniziale non sarà semplicemente uno spreco e darà i suoi frutti, a livello personale ma anche puramente economico. Non oso pensare come i miei prenderebbero la mia idea. Però, dopo quella dichiarazione di mio padre di cui ho parlato tre post fa, mi sento quasi autorizzato ad ipotizzare una cosa del genere. Ma prima lasciatemi concludere sull'aspetto economico nel breve periodo. Ho già brevemente accennato alle uscite ma vi sarebbero anche delle entrate. Innanzitutto io possiedo legalmente un appartamento, in un paese qui vicino. Dico legalmente poichè metterlo a nome mio è stato principalmente un escamotage per pagare meno tasse, in quanto mia prima casa. Poi intendiamoci, quel patrimonio (il valore di un trivano in un paese di 5000 abitanti, dunque non una cifra astronomica) a me andrebbe a finire comunque, dunque non è poi un possesso così fittizio. Inoltre qualche tempo fa ho domandato a mio padre perchè non l'avesse ancora affittato (è nostro da un anno e mezzo) e lui mi ha risposto che da una parte affittare non conviene poi tanto,devi trovare gente affidabile che non metta a soqquadro la casa e che... effettivamente paghi, dunque per 400 €, che farebbero certo comodo ma non sono indispensabili, non vale la pena. "Però la casa è tua, puoi fare quello che vuoi" "Seh vabbè mia per modo di dire" "No no, ma quale modo di dire. Vai in Comune e vedi se è un modo di dire. Avresti potuto affittarla fin da subito, perchè non l'hai fatto" "Ah sì? Non me lo avevi mai detto" "Come no? Ma era scontato" "Non direi proprio... però se è così, metto l'annuncio domani" Cosa che chiaramente non ho fatto. Ma ora, nel caso, lo farei giocoforza, soffocando la mia inadeguatezza: quei soldi sarebbero della famiglia, solo tramite questo sotterfugio vien fuori che sono miei. Così come quella migliaia di Euro che ho da parte.
Poi una volta lì o prima o dopo dovrò anche trovarmi un lavoretto, certo almeno inizialmente che comporti scarse relazioni sociali e magari part-time, ma non vorrei chiedere troppo. Sarebbe giusto per mantenermi. Ma sarò capace di trovarlo? Di mantenerlo?? Di star lì tutto solo??? Non tornerò mica a casuccia dopo poche settimane definitivamente sconfitto???? Dio quanto sono infantile.

Ma cosa farei effettivamente lì? E che prospettive avrei per il futuro? Beh... vivrei la città. Ma vuoi mettere una patetica serata passata al pc in questa casa di periferia, in luogo di un centro storico illuminato a festa? Solo da pochissimo ho realizzato quanto siano importanti anche i luoghi. In passato quando mi capitava di leggere interminabili e appassionate descrizioni di panorami, scorci e costruzioni mi parevano ridicoli. Ma ora, pur sempre con una certa misura, sento di afferrare la forza dei luoghi nello scatenare sensazioni psicologiche e nel creare atmosfere.
Insomma, vorrei trasformare la mia situazione in qualcosa di più degno, di più letterario, voglio essere un solitario che vive con gioia e scrive di ciò che vive per trasformare anche le patetiche disavventure che potranno accadere in qualcosa di più alto, ossia bello e letterario ma anche distante, un episodio meno pericoloso per la psiche. Così che anche le possibile disavventure future faranno meno paura, anzi che accadano pure, avrò così qualcosa di cui scrivere. Potrò forse apparire un coglione, ma guarda che pensieri c'ha sto qua, eh? Poi d'accordo non scrivo poi così bene e non frega niente a nessuno? A parte che... no "a parte che" è orribile... "prescindendo dal fatto"...mh ridicolo... Insomma, la mia scrittura può sempre migliorare (forse...), ma in ogni caso, pazienza. Sarà comunque una vita degna di essere vissuta, finchè avrò un tenore di vita e una salute decente.

Voglio percepire la frizzantezza culturale e sociale della città, se il budget lo consente andare a concerti, mostre, librerie sterminate, in qualche angolo sperduto o in qualche bettola di fiducia in cui interpretare l'ubriacone maledetto ma timido intelligente e un pò infantile, voglio perdermi tra la gente, non voglio aver timore di essere "puntato", sono solo uno tra i tanti e tra questi tanti vi sarà sicuramente qualche personaggio originale o anche no che possa darmi qualcosa e a cui io possa dare qualcosa, anche fosse un barbone, i barboni delle città avranno chissà quante storie da raccontare! E comunque non dovrò rendere conto a nessuno, sarò il protagonista del mio film che finalmente avrà una scenografia e un ipotetico cast di prim'ordine.
Qui invece mi pare tutto insignificante e provinciale, dominato da una massa di tamarri arrivisti ignoranti, ed è come se conoscessi già tutti. Ma non voglio sputare su nessuno, lasciatemi spiegare, forse ho esagerato: tutti meritano rispetto, alla fine siamo tutti vittime di questo gioco che non abbiamo scelto di giocare e per giunta con le carte pescate a caso dal mazzo; a determinate condizioni in tutti posso trovare qualcosa di interessante e io stesso credo di poter risultare loro interessante, ma in questo momento ho proprio bisogno di guardare oltre, di andare verso... la gioventù postmoderna (eh??????) della città e in generale verso ambienti culturalmente più vari e aperti in cui possa accadere "qualcosa" in qualsiasi momento, senza preavviso (la cosidetta serendipità?). Inoltre sono tante le anime che pullulano la città, ma tantissime quelle nelle relative vicinanze. Che ci vuole a fare 100 chilometri in treno? Dannato Mar Tirreno del cazzo.

Prospettive per il futuro? Mh... c'è poco da dire in realtà, poco da aggiungere. Nel senso che non penso quello sarebbe un trampolino per raggiungere chissà cosa. Sarei felice di trovare una mia dimensione, di sentirmi più in pace con me stesso e col mondo, di riuscire ad amare davvero la vita, di trovare amici e una donna ma non necessariamente. Per quanto riguarda il sostentamento non ho grandi pretese, certo facile con una famiglia alle spalle; tuttavia se le cose andranno bene sarà anche più facile ambientarmi nel mondo del lavoro. Ma l'importante è un sostentamento dignitoso, per continuare ad esistere. Vivere è un'altra cosa. Poi tutto è possibile, dall'impiegato all'accattone.

Prima di chiudere avrei due domande da rivolgere a chi si è sorbito tutta sta roba (se non avete letto tutto non rispondete cazzoni)

1) Sono un patetico coglione? O altrimenti detto... l'idea di trasferirmi è una patetica coglionata? Sinceri eh.

2) Faccio leggere il post ai miei?


Ah, domani vado per i libri di economia.
domenica, 04 gennaio 2009
author: AsceMico @ 23:19
category: musica, libri, creatività
comments: commenti (9)(popup) | commenti (9)

Secondo reportage per la serie
UNA GIORNATA DA ASCEMICO


Realizzo di essere sveglio mentre sento i miei prepararsi ad uscire per la solita colazione al bar, quindi saranno più o meno tra le 8.30 e le 9. Mi auguro tuttavia siano passate le 9 poichè in caso contrario dovrei alzarmi per una ventina di minuti e poi ricoricarmi per raggiungere le 8 ore di sonno complessivo, senza le quali sarei uno zombie tutto il giorno. Mi succede spesso di svegliarmi a quell'ora, a prescindere dal frastuono che giunge nella mia stanza, e raramente riesco poi a riaddormentarmi, ma bastano quei 20 minuti e subito la sonnolenza torna ad avvolgermi.
Sono le 9.01. Vabè mi alzo. Accendo il portatile, verifico se qualcuno/a mi ha cagato, faccio il solito giretto tra gli utenti, anche se è mattina e non c'è quasi nessuno, per cercare il mio alter ego femminile, ma mi stanco presto e poi tra una cosa e l'altra sono già passati 20 minuti. Riposiziono la sveglia alle 11.30 e mi ricorico.

Mi sveglio un minuto prima che suoni la sveglia del cellulare, La Primavera di Vivaldi. La suoneria invece è L'Estate, dovrei cambiarla però, ogni volta è uno spavento, ma più che altro mi irrita ricevere telefonate, che so essere al 90% di mio padre, mentre sono impegnato in altro. I messaggi invece sono più graditi, potrebbe essere sempre l'ex o chissà chi altri. Non che io ci pensi o stia male per loro, tuttavia riempirebbe il mio spirito rinsecchito, sia a livello "passionale" che di autostima, sapere che ancora mi pensano o addirittura mi vogliono, fantasticando possibili ritorni di fiamma. Ma in realtà è la fiamma che voglio, non loro.

Accendo il telefono, lo poso sul petto e accendo la radio di cui è dotata, giusto per svegliarmi definitivamente. Poi, anche se in replica, mi fa sempre piacere sentire Deejay Chiama Italia. - Vorrei digredire su tutto, esprimendo in questo caso il mio parere anche per timore di apparire mediocre per apprezzare (non certo amare) un programma radiofonico, ma non ho la foga che immaginavo avrei avuto prima di iniziare a scrivere il post (mi sono peraltro tarpato le ali da solo impostandolo come il resoconto della giornata) inoltre non sarebbe interessante, soprattutto non saprei renderlo interessante, sento di avere un subconscio piuttosto... vivo ma non ho le capacità direi anche tecniche, linguistiche e culturali di trasformarle adeguatamente in parola scritta. Cosa che può essere appunto in qualche modo trascesa, e io credo in tutti gli ambiti artistici, tramite appunto la foga, in cui è come se il subconscio sia talmente attivo e frenetico da scavalcare la mediazione culturale e imprimersi su... carta, pentagramma, tela o cos'altro. E non è forse questa la vera arte, contrapposta ad un freddo manierismo? Uhm questa affermazione, oltre ad essere estrema e stereotipata fin quasi al ridicolo, ricorda il finale di Le Notti Bianche di Dostoievskij che ho letto ieri "Mio Dio! Un attimo intero di beatitudine! E forse poco nella vita di un uomo?".

... figurarsi avessi la foga! Oh ma quanto vorrei avercela e quanto vorrei riuscire a controllarla e sputare fuori tutto. Non c'ho mai provato davvero in realtà, solo negli ultimi tempi, anche grazie alle letture, mi rendo conto come vi sia un vasto territorio da mappare. Solo è tutto così incompiuto e frustrante nella mia vita in generale... solo pensarci mi mette ansia e odio persino aver scritto ciò. Perchè dovrei farlo poi, perchè...

Okay, mi sto impantanando. Riprendiamo dal risveglio. Ma devo scrivere proprio tutto tutto? Tanto più scriverò meno sarò letto. Però è un piacere...più o meno, farlo. Se solo ci fosse la foga... (ehi tu che stai leggendo, se pensi di essere spiritoso commentando "Se solo ci fosse la figa", sappi che che non lo sei. Avresti ragione, ma non faresti ridere. Senti, c'hai mica una sorella, un'amica, una trisavola, un pappagallo?)
Oh ma che razza di immagine sto dando di me.

Basta. Dunque, ancora a letto faccio degli esercizi per il diaframma, non so se sia stato per merito loro, ma la disfagia e il resto sono calati. Inspiro profondamente (ovviamente respirazione diaframmatica), trattengo e il respiro e porto la pancia verso la gabbia toracica e poi il più in basso possibile, poi di nuovo su e così via per quattro cinque volte.
Mi alzo, faccio colazione con yogurt, fette biscottate e caffè, com'è consuetudine da ormai due mesi, e scendo al pc fino all'ora di pranzo.
Dio ma chi se ne frega... capito? Io stesso mi trovo noioso, va bene? No no, però non voglio nemmeno fare la lagna. Vi ho zittiti tutti? E poi dai, in seguito vi sono stati eventi più interessanti. Relativamente, SEMPRE relativamente.
Fino al pranzo, un'ora e mezza dopo, al pc dicevo, ma che ho fatto? Ah sì, ascoltavo tanto per cambiare i Tool e mi son deciso a metter fine, o almeno a tentare di farlo, a questa fossilizzazione musicale, così come mi ero risvegliato a livello letterario, ma appunto sempre cercando ciò di cui avessi effettivamente "bisogno" e non ostinatamente forzarmi all'ascolto di qualcosa che proprio non mando giù come ho fatto fino a qualche mese fa. Allora ho messo su l'hard disk: tonnellate di mp3 (polizia postale abbia pietà di me), accuratamente selezionati e scaricati nel corso di due anni. Una follia. Pressochè qualunque genere, l'unica grave mancanza rigurda la musica classica nel periodo tra Beethoven a Šostakovic. Inizialmente ho trasferito nel Pc qualche album che avevo già in mente. Poi, all'una e mezza, sono salito a mangiare, avrei terminato poi l'operazione in pochi minuti, pensavo. Ebbene, son rimasto a fracassarmi gli occhi quasi come ai bei tempi, quando ancora la miopia era in fase embrionale, davanti al monitor tra cartelle e siti e recensioni e liste di gruppi simili ad altri per 2 ore e mezza (uhhhh straordinario, straordinario... sì, sono il lupo), girando sostanzialmente intorno ai Tool, ma andato oltre fino al post-rock, all'ambient, ai compositori minimalisti e altre cose misticheggianti e non. Qualche nome? Isis, Neurosis, Kyuss, Brian Eno, Dead Can Dance, Doors, Philip Glass, Genesis, Popol Vuh, Jeff e Tim Buckley, Mogwai, Sigur Ros, Tom Waits, King Crimson, Van Der Graaf Generator eccetera eccetera. Bello però avere tutto già lì pronto ad attendermi. Tranne come detto la musica classica. Che poi quel periodo lì, come quello letterario, è forse quello che più mi interessa. Ok scaricherò qualcosa, giusto lo stretto necessario, pur essendo complicato comprendere COSA sia necessario. Non voglio certo sorbirmi 5 ore o quante sono di Tristano e Isotta. Non voglio e ad ogni modo non sarei capace di apprezzarlo, così come credo gran parte del jazz. Per ora.

Sfinito (seh, in miniera dovresti andare, in miniera... wooofff), esco dallo scantinato abitabile in cui si trova il pc fisso, e percorro per la milionesima volta negli ultimi 5 anni il cortile (...uhm... ci vorrebbe una bella descrizione romanzesca del cortile... umpf, ho sonno), la rampa e le scale fino al piano abitabile che è situato due piani sopra lo scantinato. Tra i due c'è una pizzeria. Rientrato in casa nel silenzio, nella penombra del tramonto che non si vede e che costituisce il culmine della desolazione domenicale nonostante questa non sia una vera domenica perchè in realtà è mercoledì, ponendo San Silvestro come sabato, e che per me teoricamente un giorno vale l'altro, faccio uno spuntino. Ma poi non posso certo tornare al pc dopo tutte queste ore, così torno a Delitto e Castigo, iniziato ieri dopo aver terminato come detto Le notti bianche stampato nello stesso tomo scrauso da 6 euro con anche Il giocatore. Ho terminato la prima parte, di sei mi pare, il protagonista ha appena commesso i delitti. Mi è più difficile immedesimarmi in lui rispetto al tizio del Sottosuolo, inoltre lo trovo un pò troppo verboso, il romanzo, per i miei gusti, ma questo presumo faccia parte della sua natura di romanzo universale che trovo comunque intrigante e stimolante. Attendo di conoscere la morale finale, preannunciata nella prefazione: la sconfitta del nichilismo. Le notti bianche... troppo sentimentale! Ma Dosto, che mi combini? E io non sono certo un freddo misantropo! Se solo avessi limitato il lato buonista-poetico, sarebbe stato proprio un bel sogno. Però m'hai fatto desiderar di mettere per iscritto i miei sogni, intensi come fantasie, patetiche fantasie.

Questo post è un incubo però, eh?
giovedì, 01 gennaio 2009
author: AsceMico @ 19:27
category: musica, cinema, foto, cibo, capodanno, alcol
comments: commenti (16)(popup) | commenti (16)

E così dovrei riderci su eh? Beh sentite qua.

Cena da nonna materna - grande scatarratrice e con manie di persecuzione - e zia zitella - depressa schizzata in eterno conflitto con la madre - con i miei genitori. Menù: minestra di brodo di pollo, relativo pollo, salsiccia e poi il resto, verdura, frutta, cioccolati (manco un panettone c'era). Ma d'altronde poveracce hanno vissuto una vita d'inferno (non che ci si debba vergognare di una cena povera o di essere poveri eh, provo solo compassione, anche se gliela dimostro poco) e hanno da poco avuto l'ultima sorpresa dal destino, guardate come è stata ridotta la loro vecchia casa.

04112008(005)
Insomma c'era poco da festeggiare. Almeno hanno trovato un nuovo alloggio discreto. Dove però continua a troneggiare il mio incubo d'infanzia.

31122008
Ho quasi paura che torni... a farmi paura! Anche solo avvicinarmi alla camera di mia nonna dove si trova(va), in una casa peraltro già un pò lugubre di per sè, mi terrorizzava! Okay ero un bambino sensibile, ma guardatelo! E poi sti bigotti del cazzo si preoccupano che i bambini non vedano un capezzolo di troppo... che c'è di più scioccante del sovrannaturale e della morte eh???? No dai calma calma, leggerezza, ridiamoci su.

Non si vedeva nemmeno la tv. Ho acceso la radio per sentire il messaggio del presidente (come se me ne fottesse qualcosa!) ma pure quello si sentiva male. Dopo cena mettiamo un film. Prima "Un biglietto per due" con Steve Martin, poi "Palla da Golf" con Bill Murray, ma entrambi vengano stoppati poco dopo l'inizio perchè non incontrano i favori del pubblico. Tornando a casa convengo con mio padre come in questi casi bisogna puntare su film che si è certi piacciano, questi sono film anni '80 che probabilmente in America sono apprezzati, ma qui ora non sono adeguati.

Torniamo a casa alle UNDICI. I miei si coricano. E qui inizia il MIO CAPODANNO. Prendo una Tuborg, un pacco di Macine e uno di Merit acquistato all'inizio dell'anno, ne avrò fumato 5. Scendo al pc.

01012009
Inizio a bere, sto su Splinder, chatto con una ragazza (M.Y.) e ascolto Radio Deejay. Si avvicina a mezzanotte e ancora sono sobrio. Decido di dare un'accelerata alla cosa, così risalgo su, cerco di aprire il vino in bottiglia ma desisto e punto sul brick di vino scrauso (che aggettivo meraviglioso) in frigo, proprio quello che avevo scambiato per latte. Ne butto giù quattro belle sorsate. E' disgustoso. Riscendo giù, e proprio in quel momento scattano i festeggiamenti. Passo la mezzanotte sulle scale con la mia dolce gattina, spaventatissima per i fuochi.

01012009(008)(foto di repertorio)

Torno al pc. Ecco l'alcol che sale. O come sto bene!  Conoscevo benissimo il portentoso potere dell'alcol, chi non lo conosce, ma allora perchè l'ho abbandonato per così tanto tempo! Fa male??? Ma allora fa male vivere!! Basta non abusarne!! Ma basta anche stronzate. O meglio, con queste stronzate. Sono brillo e avrei voglia di una donna. O anche l'illusione di avercela, o anche solo l'ebrezza di tentare di conquistarla senza paura, giusto per creare l'atmosfera! Tanto è tutta questione d'atmosfera interiore. Tutti gli uomini, tutte le loro storie, tutta la terra, le galassie, i quasar, i buchi neri del culo (mi sto proprio bukowskizzando) tutte robe grandiose che potrebbero farci sentire una nullità; ma tanto ciò che conta è sempre quello che viene proiettato dentro la tua testa! In quell' indecifrabile portentoso schermo chiamato coscienza. (stavo scrivendo il post stamattina ma ho dovuto interrompere qui. Ora riprendo ma la vena e la leggerezza hanno perso vigore) Oh Dio voglia che ne trovi una, dieci, cento donne...okay, basta mezza, ma per adesso... oh povera Luciana (utente splinder) ma soprattutto povera M.Y. ! Si son dovute sorbire un delirio!  E nonostante sia stato ovviamente rifiutato e tutto ciò fosse evidentemente patetico e virtuale e irrealistico andava bene lo stesso, la proiezione era gradevole, io mi sentivo gradevole, l'alcol continuava a salire, ho fumato due sigarette e mi sentivo quasi figo come quando avevo una vita sociale tant'è che mi sono pure fatto una foto, SCRAUSA ma proprio per questo venuta relativamente bene.
 
01012009(004)
E che dire poi dello smoking?
Comuque avendo pena di Luciana, ma soprattutto andata via M.Y., ho vagato qua e là alla ricerca di qualche altra preda su cui sfogare tutta la mia patetica sfacciataggine e ironia ma non ne ho trovate. E così, verso le 2.30 ho concluso il secondo più bel capodanno tra gli ultimi cinque (al primo posto quello di due anni fa a Catania con una ragazza), ascoltando la radio e qualcosina dei Tool che ora non ricordo. Ad ogni modo non sono stati, i Tool, la colonna sonora del capodanno come avevo immaginato e anticipato a JollyRoger (ah se ci fossi stata tu, poveraccia!) e in particolare Parabola se mi prendeva bene o Aenema se mi prendeva male e nemmeno Disposition come avevo pensato poi, se mi fossi sentito desolato ma con un briciolo di speranza. Non c'è stata alcuna colonna sonora ufficiale dunque. C'è stata oggi però. E' tutto il giorno che canticchio.... questa.



Insomma non potevo riderci su più di così. Ora però ho proprio bisogno di questa.



Ma presto tornerò ancora a sorridere ed ad essere in vena, non c'è alcun dubbio. Anche perchè d'ora in avanti a colazione accanto alle macine troneggierà il Tavernello.



Ah e buon anno eh.
martedì, 30 dicembre 2008
author: AsceMico @ 19:08
category: lagne, papà, la mia versione
comments: commenti (3)(popup) | commenti (3)

Avevo scordato di riferire una cosa che mi ha detto mio padre. Ossia di abbandonare lo studio se non credevo che quella fosse la mia strada. Di per sè non sembrerebbe una dichiarazione così scioccante, ma inserita nel contesto un pò lo è, anche per il modo in cui è stata detta. C'è anche una spiegazione però, dico io. Lui, un pò come me, soffre di un disturbo che nessuno è riuscito ancora a diagnosticare (siamo proprio una famiglia di pazzi): in alcuni momenti è come se il cervello gli si spegnesse, dice, e deve darsi uno scrollone per evitarlo. E questa incertezza lo ha fatto pensare al peggio, alla morte. E lo spettro della morte mette chiaramente tutto in un'altra prospettiva, lasciando in evidenza solo ciò che realmente conta nella vita, o giù di lì. Magari ha realizzato come spingere me ad essere una persona "normale", a studiare, lavorare eccetera possa non essere la risposta, visto dove ha portato lui. Sì perchè lui al di là di questo problema, che potrebbe essere psicosomatico, non è certo una persona felice; non l'ho mai visto così incasinato come questi ultimi sei mesi, eppure va avanti strenuamente. Continua a lavorare in sostanza, non ha altro per cui vivere o quasi. E si logora sempre di più. Ogni tanto annuncia di voler partire non so dove. Ah voleva andare in Portogallo, ma sembrava proprio una boutade. Ora invece punta più realisticamente ad Alghero, vuole andarci quando andrà in pensione, per cambiare vita. Ah no! L'altro ieri ha detto di volerci andare subito, continuando a fare il rappresentante per la stessa ditta in quella zona. A questo punto la vedo davvero una cosa plausibile, questa è la crisi che necessita e stimola un cambiamento per uscirne. Così come per me. Forse ha fatto anche questo parallelo.

Ho perso un pò di vista l'avvio del post. Allora. Io non do un esame da aprile. Perchè non mi sentivo abbastanza bene da reggere un orale. Gli scritti li ho dati tutti, tranne uno. Quando mia madre mi ha riscritto forzatamente all'università, io non volevo neanche pensarci. Eppure sono riuscito a dare esami e un pò mi sono tirato su, quello era un periodo davvero catastrofico, ma mai ho pensato che quella fosse la mia strada. Sia perchè da una parte sarebbe stato difficile percorrerla tutta, sia perchè non mi interessa. Ok supponiamo che riesca a laurearmi? E allora? Certo non dispiace, ma risolve i miei problemi? E' quello che voglio? Certo magari poteva diventare ciò che volevo mentre lo facevo. Ma non è stato così. Studiare o far finta di farlo non è che un diversivo, qualcosa che faccio per inerzia in attesa che giunga il Messia, come è quasi sempre stato nella mia vita. Come ho già detto ho spesso vagato tra ignavia, ingenuità e sensibilità forse anche intellettuale, non so. Non sapevo davvero cosa fosse giusto, cosa fare, cosa essere in qualunque situazione, mentre vedevo gli altri comportarsi con tale naturalezza. Però, anche aizzati dal mio atteggiamento rinunciatario, venivo spesso travolto dalle posizioni altrui "tu devi fare questo quello, se non lo fai è solo perchè sei cattivo pelandrone eccetera". Cioè poi mi sforzavo anche di andare incontro a queste richieste ma forse non abbastanza, o forse non ero tanto capace e comunque sbagliavo nonostante la buona volontà, e mi erano addossate colpe che proprio non capivo. In questi casi poi aggiungo sempre che non voglio farne una dramma, non sto incolpando nessuno (e come potrei poi incolpare mio padre proprio ora che, ho dimenticato di sottolinearlo prima, forse ha accettato di non capirmi così come i medici non capiscono cos'abbia lui, come se non avesse nulla) nè discolpando in toto me stesso eccetera eccetera. Ma è davvero così. Ad esempio, forse avrei dovuto dare comunque quegli esami orali, a costo di sentirmi profondamente umiliato. Ma è proprio più forte di me. Non voglio soffrire solo perchè DEVO farlo.

Insomma: mio padre mi ha quasi suggerito di abbandonare lo studio per nulla arrabbiato o irritato, senza tirare fuori la solita questione dello spreco di tempo e denaro, ma quasi a voler dire: fai quello che vuoi, cerca la tua strada, ma fai qualcosa! O forse sono io che l'ho interpretata così.

Ad ogni modo, nell'attesa che accada qualcosa, non abbandono lo studio... papà. Anzi vediamo subito che esami ci sono. Almeno faccio qualcosa. Uhm.... che la tua sia psicologia contraria? Magari funziona... tra l'altro i miei fastidi sono calati, e se potrò tornare a correre avrò più forze e possibilità di reggere un orale. Sperando che anche il tuo problema si risolva presto.




Il finale è davvero patetico, vergognati. E poi come cacchio puoi avere paura di un orale, sfigato! (dice il Lupo della Steppa dentro di me)

Si, ma è l'unico modo che mi è venuto in mente per chiudere il post, e poi chi se ne frega... per quanto riguarda l'orale, hai ragione, ma questo non vuol dire che io sia uno sfigato e che non sia in grado di darlo in assoluto. Poi sarò pure deficitario in questo, ma in altre cose meno, almeno in potenza. Ad esempio, guarda con che scioltezza ho pubblicato la mia foto
(risponde l'uomo con poca convinzione)

Sei veramente un patetico narciso sfigato! Pure la foto mette, e con quanta enfasi. Ma poi sei pure brutto! E qui sei venuto pure relativamente bene. Certo, se anche fossi bello avrei da ridire. Sarebbe in ogni caso un intollerabile autoindulgenza. Anche se in questo, più che altro è masochismo.
(Ringhia il Lupo)

Sei uno schifoso moralista. Anche se piuttosto convincente... cioè forse in piccola parte dici il vero, ma se dovessi seguire alla lettera i tuoi consigli me ne starei sempre nascosto nella steppa. Quindi fatti una risata e lasciami perdere, è solo una foto.
(Uomo)

Beh in effetti fa un pò ridere.
(Lupo)

Bastardo.
(Uomo)
venerdì, 26 dicembre 2008
author: AsceMico @ 19:31
category: libri, , la mia versione
comments: commenti (21)(popup) | commenti (21)

Ho trovato la mia strada letteraria. Già avrei dovuto individuarla da un pezzo, ma tant'è. Ho ritrovato la voglia e il bisogno di leggere e ho realizzato come esistano tanti libri che possono toccarmi profondamente e non annoiarmi quasi mai, mentre avevo sempre dato per scontato che ci dovesse essere una qualche sofferenza nella lettura. Così prima ho abbandonato i racconti di Kafka (anche se sta riaffiorando in me la questione della colpa) dopo aver letto La metamorfosi, e Gente di Dublino di Joyce perchè non me ne poteva fregar de meno. Poi in due settimane ho letto Cent'anni di solitudine (Marquez), Memorie dal sottosuolo (Dostoevskij) e Il lupo della steppa (Hesse). Un bel programmino eh? In ordine decrescente per valore letterario ma non per coinvolgimento emotivo. Cent'anni di solitudine è portentoso, e ha in comune con Il lupo della steppa una visione diciamo olistica dell'umanità credo, in cui ognuno è dotato di caratteristiche combinate in maniera unica, ma tali caratteristiche sono comuni a tutti di modo che tutti potrebbero essere tutti, dunque sono, siamo una cosa sola. Anche nel tempo, che è un concetto relativo. Certo nel Lupo della steppa le conseguenze di ciò sono unicamente a livello individuale. Ancora, entrambi accettano il destino e la morte ed anzi da esse ne traggono forza, quasi la ragione stessa della vita (Marquez chiaramente non arriva a sorridere beffardamente alla vita - da Buddha - rimane pur sempre un comunistoide). Dostoesvkij in un certo senso lo accetta al punto di trovare la propria ragione di vita nel dolore, che sia dolore letterario però, quasi eroico. D'altronde anche il solo fatto di non aver "saputo diventare nemmeno un insetto", di autodefinirsi in questo modo, è secondo lui una maniera di trovare un senso eroico seppur alla rovescia alla sua vita. Non l'avevo mai vista sotto quest'ottica. Poi d'accordo lui trova la causa di ciò nella sua superiorità, di pensiero e sensibilità, che lo rende inadatto a convivere con i moderni uomini d'azione (concezione presente anche nel Lupo della steppa anche se con meno presunzione) Volendo adattare la questione al mio caso (non perchè mi ritenga da paragonare al protagonista, a Dostoevskij o a nessun altro, ma perchè è quello che faccio leggendo) devo ammettere di aver pensato qualcosa del genere qualche anno fa, ma persino verso i 10 anni. Ora vedo la cosa come un pò delirante. Così come l'abiezione a cui giunge il protagonista delle Memorie del sottosuolo. Cioè, la ritengo un opzione plausibile in linea teorica, ma non per me. Anch'io sento la questione del potere e anzi mi rendo conto come questa si insinui ben oltre quanto in realtà consideri. Ma alla fine più che altro non voglio essere soggiogato, forse in certi casi voglio aver il controllo della situazione, o una vaga superiorità soprattutto intellettuale nell'altro, o in casi estremi desiderare di vendicarmi (sempre secondo un qualche senso di giustizia, nonostante il nichilismo che pervade questi discorsi), ma niente di più. Alla fin fine sono un borghese, per tornare a Il lupo della steppa, solitario, disadattato, in un qualche conflitto con la borghesia stessa (così come il Lupo ma molto meno, non avevo nemmeno mai visto il mio problema nemmeno da questa prospettiva... anche perchè mi sembrerebbe ridicolo, come se la borghesia fosse qualcosa di tangibile contro cui prendermela) che vorrebbe solo trovare un suo modo particolare di esserlo, servendosi di vari strumenti, dosando bene, senza eccessi, le caratteristiche di cui prima tra cui appunto il nichilismo e tantissimi altri che ora non mi va di elencare. Non voglio nè sarei capace di giungere alle conclusioni cui giunge il Lupo. Ossia distruggere l'Io e interpretare tutti i possibili personaggi che emergono in lui, interagendo con tutti gli altri anche se non hanno mai letto un libro, con edonismo ma ironico distacco. Tanto la vita è un gioco. In qualche modo però mi ha ricordato il personaggio di Siddharta, sempre di Hesse, prima che raggiungesse l'illuminazione. Insomma, che bisogna fare? (come se mi fosse possibile mettere in atto qualsivoglia delle due ipotesi) Bisogna cavalcarla l'illusione o distruggerla? Forse per distruggerla devi prima cavalcarla? Ma se è tutto illusorio, non sarà illusorio anche l'idea di averla distrutta? Quindi tanto vale illudersi di ciò che più ci aggrada? Insomma... roba da spiriti già elevati in partenza, il mio è piuttosto malconcio percui mi accontenterei come detto di trovare una migliore amalgama delle mie caratteristiche, impegnandomi anche nel migliorare la qualità di alcune.
Certo però questo mio spirito è rimasto davvero turbato dal Lupo della Steppa, con questo finale così ambiguo che mi ha lasciato sensazione contrastanti: desiderio, paura, speranza, frustrazione, incertezza... mentre non tanta voglia di ridere, come suggerirebbe il libro. Beh, almeno ha smosso qualcosa.

Prossime letture: L'arte della felicità di Schopenhauer e Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam... in casa c'è questo, poi appena posso compro Delitto e Castigo, Demian e poi vediamo cos'altro. Suggerimenti?